Ieri serata al cinema. Snobbando ‘Avatar’ (bleah!), ‘Baciami ancora’ (ari-bleah!) (anche se confesso che, prima o poi, lo vedrò giusto perché ho visto ‘L’ultimo bacio’…), abbiamo optato per un quasi sconosciuto-’Il concerto’ del regista rumeno Radu Mihaileanu. A tratti divertenti, a tratti commovente… molto bello, insomma!

Trama da comingsoon.it:

All’epoca di Brežnev, Andreï Filipov è il più grande direttore d’orchestra dell’Unione Sovietica e dirige la celebre Orchestra del Bolshoi. Ma viene licenziato all’apice della gloria quando si rifiuta di separarsi dai suoi musicisti ebrei, tra cui il suo migliore amico Sacha. Trent’anni dopo lavora ancora al Bolchoi, ma…come uomo delle pulizie. Una sera Andreï si trattiene fino a tardi per tirare a lustro l’ufficio del direttore e trova casualmente un fax indirizzato alla direzione del Bolshoi: è del Théâtre du Châtelet che invita l’orchestra ufficiale a suonare a Parigi… All’improvviso, Andreï ha un’idea folle: riunire i suoi vecchi amici musicisti, che come lui vivono facendo umili lavori, e portarli a Parigi, spacciandoli per l’orchestra del Bolshoi. E’ l’occasione tanto attesa da tutti di potersi finalmente prendere una rivalsa…


Avrei bisogno di giornate lunghe almeno 48 ore.

Su El Pais di oggi (via Internazionale):

Il cataclisma del Pd.

Come diceva Ennio Flaiano la situazione politica in Italia è grave ma non seria.  Dopo le vicende di Bologna e della Puglia, il centrosinistra italiano sembra sempre più diviso tra democristiani e comunisti, e privo di identità, polso e idee. Di fronte a sondaggi che prevedono un disastro alleregionali di marzo, Pier Luigi Bersani – che ha assunto l’incarico di segretario nazionale del Pd da soli tre mesi ma sembra già vecchio – cerca di spegnere incendi che lui stesso ha appiccato insistendo a seguire Massimo D’Alema, un mentore illustre che si è trasformato nel suo peggior nemico.

Ieri Raisa, la mia amica finlandese, mi ha inviato il cd della band del moroso ragazzo.

Dopo aver sentito questa intervista, sono diventata una fan di John Turturro.

Su Repubblica, a proposito del rendimento dei BOT dell’ultima asta:

Nuovo minimo storico per i Bot nell’asta odierna. I titoli trimestrali hanno toccato un rendimento lordo  dello 0,37%, superando il precedente record negativo che lo aveva visto attestarsi allo 0,385% lo scorso 10 settembre. I rendimenti netti – calcola l’Assiom – sono così scesi sotto lo zero. In base a una recente normativa se c’è il “rendimento negativo” si riduce la commissione delle banche.

Ritorna a scendere anche il rendimento dei Bot annuali: i titoli scadenza 14 gennaio 2011 hanno registrato un rendimento dello 0,795% (-0,221) abbondantemente sotto la soglia dell’1% e vicino al minimo di 0,741% registrato a settembre.

E tuttavia la domanda è sostenuta. Per i trimestrali è stato richiesto un importo di oltre 9,16 miliardi di euro a fronte di 3,5 miliardi offerti e assegnati, mentre per i titoli a 12 mesi la richiesta è stata pari a oltre 12 miliardi rispetto ai 7,5 miliardi offerti e assegnati.

Mah. Mi sembra abbastanza impreciso quanto scritto nell’articolo: credo che i rendimenti siano bassi proprio perché la domanda è ’sostenuta’ (d’altronde i BOT vengono assegnati attraverso un meccanismo d’asta competitiva: maggiore è la domanda, maggiore è il prezzo, minore è il rendimento). Dal rendimento pari a 0,37% (così come dalla curva storica dei rendimenti) l’unica deduzione che possiamo trarne è che la fiducia negli investimenti alternativi è ancora piuttosto bassa.

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Un promemoria per me.

Tra gli articoli da leggere dopo (?), ce ne sono due tre particolarmente interessanti:

- Contrarian investors sees economic crash in China sul New York Times di qualche giorno fa;

- un intervento di Klaus Schwab, economista tedesco e fondatore del World Economic Forum, sul Corriere della Sera a proposito della questione dei superbonus;

- un articolo di Paul Krugman, Learning from Europe, con nota di Gregory Mankiw.

1 capsula

=

Recentemente mi è capitato di prendere il treno e nel compartimento, seduto vicino a me, c’era un pazzo, litterally. Il tipo, dapprima, mi ha guardato quasi con compassione quando ha visto che leggevo “Nella testa di Steve Jobs” di Leander Kahney (e non un classico latino o greco) e poi, quando ha sentito che ho studiato Economia degli Intermediari finanziari… apriti cielo! Secondo il pazzo, la Gelmini dovrebbe abolire per legge la facoltà di Economia, perchè gli economisti sono ignoranti (ergo anche io, tant’è che si è meravigliato che sapessi dell’esistenza di Rubbia). Per inciso, sono riuscita a non rispondere fino a Napoli: poi non ce l’ho fatta più. Anche la mia pazienza ha un limite.

Anyway, oggi sulla rassegna stampa del MEF trovo un po’ di articoli, in un certo senso, collegati:

- sul Riformista ci si interroga del ruolo degli studiosi di economia nei tempi moderni;

- su La Stampa si chiedono se diffidare o meno degli economisti: Luigi Campiglio,  prorettore dell’Università Cattolica; Filippo Taddei, collegio Carlo Alberto di Torino; Stefano Zamagni, docente di Economia a Bologna, Marco Annunziata, capo economista Unicredit; Mario Deaglio, docente di economia internazionale all’Università degli studi di Torino; Alberto Bisin, docente di Economia presso la New York University.

 

febbraio: 2010
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Dedica

Questo blog è per mio fratello Flavio. Ho calcolato che quando lui avrà l'età che io ho adesso, avrò superato i 50 anni e - considerato il tasso annuale di abbandono della mia memoria - credo, anzi sono sicura che non ricorderò molto dei fatti che ora suscitano la mia attenzione. Questo è un modo per tenerne traccia.