Poi dice che non c’è una «psicosi collettiva».

Stamattina ero nella biblioteca dell’università e notavo che su buona parte delle scrivanie era presente l’Amuchina gel (o sottomarche, perché neanche se sei virus-fobico puoi scialare). E’ vero che il possesso della bottiglietta è ormai assurto a status symbol©*, ma non sei veramente trendy se, con una certa periodicità, non ripeti il rito del «lavaggio delle mani». Il tutto a mezzo metro da quello che noi-sprezzanti-del-pericolo-contagio-H1N1 utilizziamo: il bagno (ovviamente dotato di acqua e sapone).

Vorrei dire, in particolare, alle ragazze sedute vicino a me il cui barattolo di Amuchina gel al limone (una chiccheria!) ha  letteralmente inebriato la mia mattinata: «Ciula che non siete altro, quello non è un battericida, ma un sostituto dell’acqua e sapone!» Leggete e prendete nota:

Sono quattro i prodotti testati dagli studenti: Sangen mani, della Marco Viti Farmaceutici; l’Amuchina gel, del Gruppo Angelini; Germozero, della Omega Pharma (70% di alcol); il Gel Mani detergente igienizzante Sterling farmaceutici. Tutti portano la dicitura ‘prodotto infiammabile’ sull’etichetta, tranne uno: l’Amuchina gel, che però avverte di tenere il prodotto ‘lontano dai bambini’.  “Dall’etichettatura si evince che l’Amuchina gel formalmente è un cosmetico. È un succedaneo dell’acqua e sapone, ma non è un battericida”. Spiega Gagliardi: “L’azienda quindi non ha un vincolo di segnalazione della pericolosità”. Va detto però, che sugli igienizzanti il controllo è minimo perché non c’è autorizzazione alla composizione ma una notifica dell’azienda. “E così, chi produce comunica l’elenco degli ingredienti contenuti nel prodotto. Il problema nasce quando gli igienizzanti vengono venduti come battericidi”. Ad ogni modo, continua a spiegare l’esperto, proprio nel marzo 2009 è stato approvato un nuovo regolamento sui prodotti cosmetici che entra in vigore nel 2013, e supera questi problemi e impone l’approvazione della composizione del prodotto.

*Unfortunately, la definizione non è mia.

La riforma sanitaria è passata alla Camera: ora tocca al Senato.

Narrow Vote of 220-215 Provides Victory for Obama

OBAMA FIRMA LA LEGGE CONTRO L’ OMOFOBIA
Ci sono crimini che non rompono solo le ossa, «ma spezzano le anime»: lo ha detto Obama firmando il Matthew Shepard Act, che equipara l’omofobia al razzismo. Nessuno, ha detto «dovrebbe avere paura di tenere per mano chi ama».

(L’Unità)

(…) E’ l’ultima, lampante esplicazione del conflitto di interessi. Ma così lampante che nessuno di noi ci ha fatto caso. Provate a pensarci un attimo. I carabinieri ricattatori filmano Marrazzo e provano a vendere il video a un giornale del presidente del Consiglio. Non importa che il presidente del Consiglio abbia evitato di infierire. Resta il fatto che, grazie al suo ruolo di tycoon mediatico, gli era stata offerta la possibilità di distruggere un avversario politico. E pensare che molti fingono ancora di non capire quale differenza passa, ai fini delle regole democratiche, fra il possesso di una fabbrica di frigoriferi e il controllo di una che produce rotocalchi e programmi televisivi.

Ma questo totale disinteresse per i conflitti di interesse rivela anche qualcos’altro. Assuefazione. Ogni cosa, a furia di esserci, finisce per sembrare inesorabile. Mancanza di senso dello Stato, e lo si è appena visto proprio con Marrazzo: tutti scandalizzati dalle sue frequentazioni e non perché si recava agli incontri con l’auto di servizio. Rivela soprattutto disprezzo per le istituzioni. Viene il dubbio che gli italiani sappiano benissimo quali rischi si corrano a consegnare il governo nelle mani di un imprenditore di quel calibro e di quel ramo. Ma è tale il loro disprezzo per i politici di professione che ritengono meno grave truccare il gioco della democrazia che riaffidare le redini della Repubblica allo schema classico, in base al quale il mondo dei media e degli affari condiziona la politica attraverso le lobby, ma non si sostituisce a essa per esercitare direttamente il potere. E un editore, quando riceve un video compromettente, decide in base alle sue valutazioni di editore, non di presidente del Consiglio.

Massimo Gramellini, La Stampa

Dice Francesco Rutelli:

«Andrò con Casini» (Finalmente ha capito qual è il suo posto)

«Ma non subito e non da solo»(Con la Binetti, ad esempio?)

Il concetto che regge tutto è il “tempo reale”. L’idea alla base di Wave è che non ha più senso distinguere tra posta elettronica e messaggi istantanei, podcast, voip e contenuti in streaming quando questi e altri elementi possono essere incorporati in un flusso unico, uno “stream of dataness” di testo (mentre qualcuno scrive, i partecipanti vedranno le parole comporsi sullo schermo), immagini, mappe, video e tutto il multimedia noto all’uomo contemporaneo. Naturalmente tutto quello che compone una wave, dal testo ai gadget, può essere embeddato in altre piattaforme.

Anne Applebaum su Slate:

Besides, with Berlusconi as your prime minister, you don’t have to take yourself too seriously. You don’t have to trouble yourself with geopolitics, or the state of the planet, or poverty and failed states. You can stay at home, remain unserious, and argue about the latest legal scandal. And maybe that, too, is part of the Italian prime minister’s appeal.

Sul forum Italians si parla del libro che sto leggendo (‘Io sono Charlotte Simmons’ di Tom Wolfe per un totale di settecentosettantasette pagine!):

Io sono Charlotte Simmons

La Dupont University, con le sue architetture gotiche e il suo parco curato, è l’Olimpo della cultura universitaria americana, il luogo che raccoglie la migliore gioventù statunitense. O almeno così appare agli occhi di Charlotte Simmons, bella e intelligente matricola giunta con una borsa di studio dalle montagne del North Carolina. E qui, con sua grande sorpresa, viene subito adottata dai principali esponenti dell’élite studentesca. Entrare nelle loro grazie è per la ragazza straordinario, qualcosa che può farle perdere la testa e i valori con cui è cresciuta. Prima di arrivare a capire la grandezza del suo essere diversa.

Non immaginavo che si potesse parlare di Checco Zalone in termini così aulici e, soprattutto, avendo la pazienza di mettere in fila ben novecentocinquantasei parole.

Tra i casi in cui un rappresentante potrebbe agire in conflitto di interessi con il rappresentato, Daniele Maffeis (in «Conflitto di interessi nel contratto e rimedi») fa un po’ di esempi, suppongo ispirandosi alla casistica reale:

Un giovane neolaureato, aggressivo e spregiudicato è munito di una procura ad actum ad «investire», genericamente, una somma di denaro indeterminata della sorella, che, più anziana e con famiglia, pensa in cuor suo ad un contratto di gestione prudente per somme limitate; ma il giovane ora sogna di essere assunto dalla prestigiosa banca d’affari dove si trova a tempo determinato, e la banca assume soltanto chi abbia alle spalle ingenti patrimoni, e possa permettersi di rischiare di effettuare investimenti in perdita. Qui c’è un interesse del rappresentante a concludere un contratto di gestione, rischioso, per una somma ingente.

 

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Dedica

Questo blog è per mio fratello Flavio. Ho calcolato che quando lui avrà l'età che io ho adesso, avrò superato i 50 anni e - considerato il tasso annuale di abbandono della mia memoria - credo, anzi sono sicura che non ricorderò molto dei fatti che ora suscitano la mia attenzione. Questo è un modo per tenerne traccia.