La riforma sanitaria è passata alla Camera: ora tocca al Senato.
OBAMA FIRMA LA LEGGE CONTRO L’ OMOFOBIA
Ci sono crimini che non rompono solo le ossa, «ma spezzano le anime»: lo ha detto Obama firmando il Matthew Shepard Act, che equipara l’omofobia al razzismo. Nessuno, ha detto «dovrebbe avere paura di tenere per mano chi ama».
(L’Unità)
(…) E’ l’ultima, lampante esplicazione del conflitto di interessi. Ma così lampante che nessuno di noi ci ha fatto caso. Provate a pensarci un attimo. I carabinieri ricattatori filmano Marrazzo e provano a vendere il video a un giornale del presidente del Consiglio. Non importa che il presidente del Consiglio abbia evitato di infierire. Resta il fatto che, grazie al suo ruolo di tycoon mediatico, gli era stata offerta la possibilità di distruggere un avversario politico. E pensare che molti fingono ancora di non capire quale differenza passa, ai fini delle regole democratiche, fra il possesso di una fabbrica di frigoriferi e il controllo di una che produce rotocalchi e programmi televisivi.
Ma questo totale disinteresse per i conflitti di interesse rivela anche qualcos’altro. Assuefazione. Ogni cosa, a furia di esserci, finisce per sembrare inesorabile. Mancanza di senso dello Stato, e lo si è appena visto proprio con Marrazzo: tutti scandalizzati dalle sue frequentazioni e non perché si recava agli incontri con l’auto di servizio. Rivela soprattutto disprezzo per le istituzioni. Viene il dubbio che gli italiani sappiano benissimo quali rischi si corrano a consegnare il governo nelle mani di un imprenditore di quel calibro e di quel ramo. Ma è tale il loro disprezzo per i politici di professione che ritengono meno grave truccare il gioco della democrazia che riaffidare le redini della Repubblica allo schema classico, in base al quale il mondo dei media e degli affari condiziona la politica attraverso le lobby, ma non si sostituisce a essa per esercitare direttamente il potere. E un editore, quando riceve un video compromettente, decide in base alle sue valutazioni di editore, non di presidente del Consiglio.
Massimo Gramellini, La Stampa
Dice Francesco Rutelli:
«Andrò con Casini» … (Finalmente ha capito qual è il suo posto)
«Ma non subito e non da solo» … (Con la Binetti, ad esempio?)
Il concetto che regge tutto è il “tempo reale”. L’idea alla base di Wave è che non ha più senso distinguere tra posta elettronica e messaggi istantanei, podcast, voip e contenuti in streaming quando questi e altri elementi possono essere incorporati in un flusso unico, uno “stream of dataness” di testo (mentre qualcuno scrive, i partecipanti vedranno le parole comporsi sullo schermo), immagini, mappe, video e tutto il multimedia noto all’uomo contemporaneo. Naturalmente tutto quello che compone una wave, dal testo ai gadget, può essere embeddato in altre piattaforme.
Anne Applebaum su Slate:
Besides, with Berlusconi as your prime minister, you don’t have to take yourself too seriously. You don’t have to trouble yourself with geopolitics, or the state of the planet, or poverty and failed states. You can stay at home, remain unserious, and argue about the latest legal scandal. And maybe that, too, is part of the Italian prime minister’s appeal.
Sul forum Italians si parla del libro che sto leggendo (‘Io sono Charlotte Simmons’ di Tom Wolfe per un totale di settecentosettantasette pagine!):

La Dupont University, con le sue architetture gotiche e il suo parco curato, è l’Olimpo della cultura universitaria americana, il luogo che raccoglie la migliore gioventù statunitense. O almeno così appare agli occhi di Charlotte Simmons, bella e intelligente matricola giunta con una borsa di studio dalle montagne del North Carolina. E qui, con sua grande sorpresa, viene subito adottata dai principali esponenti dell’élite studentesca. Entrare nelle loro grazie è per la ragazza straordinario, qualcosa che può farle perdere la testa e i valori con cui è cresciuta. Prima di arrivare a capire la grandezza del suo essere diversa.
Non immaginavo che si potesse parlare di Checco Zalone in termini così aulici e, soprattutto, avendo la pazienza di mettere in fila ben novecentocinquantasei parole.
Tra i casi in cui un rappresentante potrebbe agire in conflitto di interessi con il rappresentato, Daniele Maffeis (in «Conflitto di interessi nel contratto e rimedi») fa un po’ di esempi, suppongo ispirandosi alla casistica reale:
Un giovane neolaureato, aggressivo e spregiudicato è munito di una procura ad actum ad «investire», genericamente, una somma di denaro indeterminata della sorella, che, più anziana e con famiglia, pensa in cuor suo ad un contratto di gestione prudente per somme limitate; ma il giovane ora sogna di essere assunto dalla prestigiosa banca d’affari dove si trova a tempo determinato, e la banca assume soltanto chi abbia alle spalle ingenti patrimoni, e possa permettersi di rischiare di effettuare investimenti in perdita. Qui c’è un interesse del rappresentante a concludere un contratto di gestione, rischioso, per una somma ingente.
Se guardo i libri che ci sono sulla mensola qua vicino, leggo i seguenti titoli: ‘Economia e gestione della banca’, ‘Introduction to banking’, ‘Manuale di borsa’, ‘I contratti delle banche’, ‘Corporate banking’, ‘Manuale di diritto bancario’, ‘L’ordinamento bancario’, ‘I mercati e gli strumenti finanziari’, ‘Il mercato mobiliare’, ‘Le operazioni bancarie’, ‘Manuale del private banker’, ecc
Ecco: sapere di aver studiato per poi magari finire a fare da ‘complice’ alle cose di cui nell’intervista sotto, è proprio sconfortante.
“Uno spettacolo che fa venire i brividi a chiunque abbia un minimo senso della legalità. E il fatto più sconvolgente è che la legge sul nuovo scudo fiscale sta scatenando gli appetiti meno nobili delle banche”. R.A. ha cinquant’anni, ha girato mezza Europa come gestore di patrimoni e oggi è il responsabile “Clientela Privata” di una media banca del Nord. Con il “Fatto Quotidiano” ha tanta voglia di sfogarsi e chiede solo l’anonimato, “perchè come banchiere sono tenuto alla riservatezza”.
Innanzitutto, avete capito come funziona il nuovo scudo?
Abbiamo fatto vari corsi con fiscalisti esterni e società di gestione del risparmio. Siamo allibiti dalla quantità di cose che si possono fare.
Per esempio?
A me, che ho vent’anni di banca sulle spalle, fa una certa impressione vedere un bonifico che arriva dall’estero su un conto che non è neppure intestato al cliente, ma a una fiduciaria.
Ma se fiutate qualcosa di strano, potete sempre fare una segnalazione anti-riciclaggio. Va bene. Ammettiamo che si abbia voglia di fare gli antipatici con un tizio che ti sta portando milioni freschi. Lo posso fare solo se vedo una sproporzione enorme tra il suo “profilo” e il cash che mi versa. Ma nessun delinquente serio manderà mai in banca un manovale a versare 10 milioni. Magari ci spedisce un imprenditore a cui chiedeva il pizzo, o che gli fa da prestanome. E poi sa qual è la cosa più incredibile?”
Ce la racconti
Che senso ha parlare di sproporzioni nel Paese in cui il 90% degli imprenditori dichiara meno dei suoi dipendenti?
E la famosa “conoscenza del cliente”, tanto cara alle banche che dicono di privilegiare il merito di credito?
Una favola che forse vale ancora nelle banche di credito cooperativo. Ma da me vengono avvocati e commercialisti che hanno studiato le circolari alla perfezione e lavorano per gente che manco conosciamo.
Significa che state prendendo soldi da non si sa bene chi?
Se vuole, la possiamo mettere così. Quello che trovo fantastico sono gli scenari che si aprono per la vigilanza. Ma vi immaginate che numeri da circo alla prossima ispezione di Bankitalia? Arrivano gli ispettori di Via Nazionale e se ci chiedono di chi è un certo conto dalla movimentazione sospetta, noi gli si dice che è tutta roba scudata. Si dedicheranno ai mutui dei poveri cristi.
Però la Banca d’Italia ha assunto con la Bce compiti di anti-riciclaggio.
Certo, ma sui capitali scudati salta tutto. Possiamo respingere anche la Guardia di Finanza se non viene con un mandato della magistratura. E il mandato dev’essere nominativo.
Beh, questo è lo stato di diritto…
Sarà, ma quando le autorità Usa bussano alle banche svizzere, come stanno facendo da mesi, mica chiedono se per caso Mister Paul Smith ha un conto alla tal banca di Zurigo. Vogliono i nomi di tutti i cittadini americani e basta. Vogliamo dire che non sanno che negli Usa non sanno cos’è la democrazia?
Vi sentite tra banche quando avete un sospetto?
Ma per carità! Lo scudo è mica una pratica di co-finanziamento. Se arriva gente che vuole versare una decina di milioni li si prende e basta. Il fatto è che con una legge fatta così, in un periodo in cui manca il contante, si spingono le banche a farsi la concorrenza più spietata sui soldi che rientrano. (Il fatto)