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USA 2012

Oggi non posso non segnalare lo speciale de La Stampa per le presidenziali americane del 2012: il sito contiene aggiornamenti sulle primarie (da ultimo un articolo  sullo spot “reaganiano” con il quale Newt Gingrich ha iniziato la battaglia contro Mitt Rom­ney per le primarie in Iowa del 3 gennaio), una buona guida alle elezioni, il profilo dei candidati repubblicani e anche qualche informazione sui presidenti del passato, dal “padre della Patria”, George Washington, in poi.

Fiction di cui non avevamo bisogno

Sul Corriere, in home page, c’è la seguente notizia:

Vorrei dire a Roberto Faenza:

“E ti meravigli? Fosse dipeso da me non l’avresti proprio fatta quella fiction visto che il processo è ancora in corso. Quindi di cosa parlerai e da che visuale?”

Sì, non l’ho vista ancora (e non la vedrò), ma ho un po’ di pregiudizi in merito.

Otmar Issing sul significato di “prestatore di ultima istanza”

Da qualche settimana abbondano gli editoriali sulla necessità che la Banca Centrale Europea operi come “prestatore di ultima istanza”. Di avviso opposto, Otmar Issing, membro del Comitato esecutivo della BCE sotto la Presidenza Trichet nonchè sviluppatore del “two pillar approach”, che stamattina ha firmato un articolo sul Financial Times. Il suo ragionamento inizia con la citazione delle due regole che una banca centrale dovrebbe seguire nel fornire prestiti in periodi in cui i mercati sono nel panico, regole espresse nel Lombard Street di Walter Bagehot (1873), che ha fissato le basi di “cos’è” una banca centrale:

“First, that these loans should only be made at a very high rate of interest. This will operate as a heavy fine on unreasonable timidity and will prevent the greatest number of applications by persons who do not require it . . .  Secondly, that at this rate these advances should be made on all good banking securities and as largely as the public ask for them.”

In questo senso, la BCE ha operato come prestatore di ultima istanza, anzi ha fatto perfino di più dato che, non solo sta fornendo liquidità illimitata, ma sta applicando tassi di interesse molto bassi e con collaterali non proprio “buoni”. E allora perché tante pressioni? Spiega Issing che l’errore dipende dal fatto che quell’espressione viene intesa come “acquisto illimitato di titoli di Stato” da parte della banca centrale e continua sostenendo che la BCE non può e non deve andare oltre questi limiti altrimenti le conseguenze di queste violazioni ai trattati e al suo statuto sarebbero incalcolabili.

Ha ragione? Ha torto?

Pensare l’impensabile

It is increasingly clear that Italy’s public debt is unsustainable and needs an orderly restructuring to avert a disorderly default. The eurozone’s wish to exclude private sector involvement from the design of the new European Stability Mechanism is pig-headed – and lacks all credibility.

(N. Roubini su EconoMonitor)

Quando decisi di dare questo strano nome al mio blog, mai avrei immaginato che di lì a qualche anno sarebbe diventato di vitale importanza per la zona Euro pensare a soluzioni “impensabili”. In realtà, non avrei neanche pensato che nel giro di un anno (dal 10\10\2010 al 10\10\2011)* avrei sentito la parola “spread” 231 volte nei telegiornali o che avrei visto un’inversione della curva dei rendimenti sui Btp, ecc. Ma tant’è.

Ad alimentare le mie inquietudini – e giusto per mantenermi sul filo dell’overdose da informazione economica – contribuisce non poco un libro che sto leggendo in questi giorni: l’autore è Dimitri Deliolanes, giornalista greco, da 30 anni in Italia come corrispondente della ERT (Radiotelevisione Pubblica Greca) e il titolo è: “Come la Grecia. Quando la crisi di una nazione diventa la crisi di un intero sistema”. Inutile dire che il “come la Grecia” si riferisce all’enorme debito pubblico italiano, al sistema politico inefficiente con una burocrazia eccessiva, totalmente asservita ai politici, al governo travagliato e dominato da interessi clientelari. Il libro è uscito lo scorso settembre, quindi prima della nomina di Lucas Papademos come guida del “governo di unità nazionale”, e fa un po’ di cronistoria della crisi greca. Un giudizio più preciso sul libro non posso ancora darlo dato che non l’ho finito, però posso dire che le analogie con l’Italia sono inquietanti e che mi incuriosisce il titolo dell’ultimo capitolo: “É Zeus che ci punisce”. E spero di finirlo prima che sia l’Europa a finire, per dirla alla “Mr Doom”.

*Analisi delle edizioni meridiana e serale dei 7 tg nazionali: tg1, tg2, tg3, tg4, tg5, studio aperto e tg la7. (Vidierre)